mercoledì 24 novembre 2010

La bambina di Hiroshima

“Apritemi sono io…
busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.

Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.

Ne avevo sette, allora:

anche adesso ne ho sette perché i bambini morti non
diventano grandi.

Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.

Un pugno di cenere, quella sono io
poi il vento ha disperso anche la cenere.

Apritemi; vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né il riso:
non chiedo neanche lo zucchero, io:
a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.

Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero.”

Nazim Hikmet

domenica 20 giugno 2010

Diario dal Sol Levante n°12

13 Maggio


Il bel tempo mi obbliga ad andare a visitare la Tokyo Tower, che è appunto una torre alta 333 metri da cui vengono trasmesse, in tutto il Giappone, le frequenze televisive.

Non si può però liquidarla come una semplice antenna televisiva, come la nostra bella antennona mediaset, in quanto al suo interno vi sono ristoranti, negozi, musei (tipo quello su Maichael J. e dei Guinness dei primati), ma soprattutto ci sono 2 punti d'osservazione panoramica, a 150 e 250 metri, da cui si sovrasta l'intera capitale nipponica.

Ah, la Tokyo Tawa (detta alla jappo) è perennemente meta di scolaresche e comitive di turisti (stranieri e non).

Dopo aver goduto dei 2 punti panoramici, rigorosamante a pagamento, mi svacco in un parchetto ai piedi della torre (i musei non li ho visistati perchè costavano un po' troppo).

Qui mi imbatto in un personaggio assai particolare, che potrei definire come la prima robbosa incontrata in Giappone,Tomi-san.

Una ragazza di 25 anni che, seduta da sola su una panchina alle 2 del pomeriggio, beve da sola una bottiglia di vino rosso dalla dubbia qualità.

Mi dice che studia filosofia e che sta provando a imparare un po' d'inglese...chiacchieriamo un po' in mezzo jappo-eng, quando si avvicina un ragazzo che vuole intervistarci, perchè convinto di aver trovato una coppia interraziale.

Dopo questa buffa parentesi, ci facciamo un giro nei parchi lì vicino ed andiamo ad Ikebukuro per bere qualcosa e perchè è lì che ho appuntamento con Davide e Ken-san per andare a fare una lezione di Jujitsu.

Tomi mi porta in un pub Irish, dove mi fa ubriacare nel giro di 15 minuti=arrivo in ritardo all'appuntamento con Davide e Ken=non prendiamo parte alla lezione di Jujitsu=Ken fa una figuara di merda, ma io di più.

Andiamo a tirarci su di morale in una salagiochi dove restiamo fino alle 22.30 (sono posti fighissimi ma pericolosi, in quanto perdi molto facilmente la notizione del tempo e rischi di spendere un casino di soldi).

Assolutamente paradossale il fatto che in una salgiochi, ultra tecnologica e fantascientifica, il primo gioco che collaudiamo sia Mario Kart :P comunque figata...Dopo ore di rumori, di spari, sgommate, imprecazioni in giapponese, tintintitn delle macchinette di Pachinko (il Giappone ne è ormai invaso), tornare a casa non mi dispiace poi tanto:)


Mattia

Diario dal Sol Levante n°11

12 Maggio

Oggi Ueno!
E' senza dubbio uno dei quartieri piu' belli di Tokyo ;)
Arrivo alla stazione senza problemi e vado subito alla vicinissima Ameyogo, una via piena di bancarelle e negozi e colorati dove puoi trovare di tutto, spiedini di frutta (più o meno esotica) cosmetici, vestiario, carne, pesce (freschi o essiccati) musica, antiquariato e ninnoli vari (di dubbio gusto).
La via è frequentata da arzille vecchiette ricurve su se stesse, salary men, studenti e qualche turista. La stradina, che sostanzialmente è una via tutta diritta (cosa che apprezzo non poco perchè perfino per me è difficile perdermi) è caratterizzata da un'atmosfera gioviale e rillassata.
Soddisfatto da come si sta evolvendo la giornata decido di andare a visitare il tempio di Kanda che è poco distante, quello da cui sono partiti, per poi farvi ritorno, i carri immortalati durante il Kanda Matsuri.
Incredibilmente arrivo a destinazione!
Dopo un po' di sano cazzeggio mi metto alla ricerca del parco di Ueno, che essendo immenso credo di riuscire ad individuare abbastanza facilmente...cazzata.
Vago per un'ora e mezzo nell'assoluta covinzione di essere sulla strada giusta, per poi sentirmi dire da un passante che ho cannato in pieno. Con calma torno sui miei passi determinato e fiducioso.
Mi perdo di nuovo.
Nel mio errare però mi imbatto nell'università di Tokyo, un complesso immenso che mi ricorda molto le università britanniche e in un cimitero deserto, dove si aggira solamente un monaco che evito di infastidire con domande probabilmente incomprensibili.
Finalmente, dietro indicazione di un paio di omini che non ho ancora ben chiaro che cosa stessero controllando (effettivamente in Giappone ci sono moltissimi "controllori"di qualcosa).
Arrivo al parco di Ueno.
Inutile dire che è un parco molto bello ed affollato, ricco di cose interessanti e curiose, come il laghetto in cui puoi affittare un cigno di plastica (rosa o bianco) e farti un giretto con l'amata, laghetti colmi di piante acquatiche e diversi tipi di uccelli, uno zoo (il più grande?e antico di Tokyo) in cui però non sono entrato, molti templi (shintoisti e buddisti) e svariate statue raffiguranti principi e altri soggetti che non però capito chi fossero.
La giornata viene però guastata dal mio piedi sinistro, che continua a darmi da pensare e da una lente a contatto in lotta con il mio occhio (nonostante il copioso utilizzo delle lacrime artificiali).
Torno quindi a Shinjuku e poi a Chitosekarasuyama, non prima però di aver chiamato Davide per organizzare un'uscita.
La serata la trascorro a casa, soddisfatto ma sfiancato dalla lunga giornata.

Mattia

lunedì 31 maggio 2010

Diario dal Sol Levante n°10

11 Maggio

Oggi è il primo giorno di pioggia. Le case giapponesi sono molto fredde sia per i materiali usati sia per il fatto che per casa vedo una serie di stufe (tutte spente, evidentemente loro ci sono ormai abituati). Il brutto tempo mi da modo di studiare tutta la mattina (meno male)

Per pranzo vado a Shinjuku, dove incontro Norie san e delle sue amiche, 4 signore molto simpatiche, 3 giapponesi di cui 1 parla un po' d'inglese ed una signora indonesiana che parla 15 lingue e mi da un po' di consigli su come approcciare il nihon go :D

Andiamo a mangiare in un ristorante koreano al 400° piano di un mega centro commerciale (ci mettiamo quasi un quarto d'ora per salire). Il cibo è molto buono, servito in una ciotola incandescente, di un materiale che sembra ghisa. Una nota di colore è offerta dal menù che mette in evidenza come il cibo koreano sia letalmente piccante. Infatti di fianco ad ogni cibo mettono un tot di peperoncini, più peperoncini ci sono più letale è il piatto e se non dovesse bastare, sul tavolo c'è una salsa vulcanica.

Finito di mangiare decido di fare la chiavica e di dedicarmi allo studio, visto che in questi giorni sono sempre stato in giro. Nel tardo pomeriggio gli Shimada mi comunicano che ceneranno fuori, quindi per me si prospetta la prima serata divano, ramen, birra e rutto libero del soggiorno giapponese.

A parte essermi ustionato la lingua a causa del ramen istantaneo (devo ancora affinare la tecnica, la lingua mi pulsa ancora), ho avuto modo di familiarizzare con uno strumento culturale che fino a questo momento avevo trascurato: la tv.

Mattia

Diario dal Sol Levante n°9

10 Maggio

Buona parte della mattinata è dedicata allo studio, poi mi dirigo al parco di XXX vicino alla stazione di XXX, sebbene il tempo non sia dei più belli il parco mi piace parecchio (mi è stato suggerito sia dagli Shimada che da Junko san, grazie alla quale usufruisco di uno sconto del 20%).

Giro ben bene il parco e poi mi dirigo nel quartiere di Gianza (Montenapoleone), qui ci sono un'infinità di marche prestigiose: entro solo nel grande apple store perchè per il resto sia i costi che gli articoli non mi allettano. Qui vedo anche molti stranieri presi a fare compere. Per il pasto mi sparo 2 panini dal contenuto ancora ignoto ed un tè verde niente male (88 yen!). Faccio un salto a Shinjuku e finalmente mi installo msn.

La serata si conclude con le solite scene che sfiorano il cannibalismo, poi studio e per la prima volta Bsg!

Tristemente constato che stringere legami amichevoli con qualcuno che non sia tra i nomi propri citati in precendenza è un'impresa desolantemente improbabile, sia per la mia scarsa conoscenza del giapponese, sia per il carattere un po' chiuso delle persone che incontro.

Vedremo.

Mattia

Diario dal Sol Levante n°8

9 Maggio

Riscontro che i miei ritmi circadiani sono andati a farsi fottere, infatti mi sveglio tutte le notti ad orari casuali ed ho sempre fame. La mattina inizia con una colazione abbondante e nutriente (come sempre) ed esco per le 9.30, oggi infatti incontro ancora Junko-san. Ci diamo appuntamento nel luogo dell'altra volta anche se mi perdo all'ultimo e ritardo di 10 minuti (pensavo peggio anche se in realtà mi ero illuso di riuscire a non perdermi almeno questa volta, visto che qui ci ero già stato).

Oggi è un giono speciale, perchè, oltre ad essere la festa della mamma (sia in Italia che in Giappone), oggi è anche il giorno del Kanda Matsuri, cioè la processione di un carro, apparentemente pesantissimo, che viene portato a spalla per diverse strade di Tokyo. Inoltre, quest'anno, essendo trascorsi 700 anni dalla morte di uno Shogun a caso (scusate ma ho sonno, nel caso c'è wiki) c'erano non uno ma due carri, che per la religione shintoista conterrebbero l'essenza di due diviità, tra cui quella del suddetto Shogun a caso. Portandoli per Tokyo, i devoti sperano che possa essere un anno glorioso e radioso per tutta la nazione. E' stato particolarmente bello vedere le persone visibilmente contente di prendere parte a questo rito ed ammirare in una volta sola una miriade di abiti tradizionali. Gli abitanti di ogni quartiere della città, interessato dal passaggio del carro, sfoggiavano un diverso completo con tanto di nome della casata sulla schiena...figata :)

Lasciata la cerimonia, io e Junko-san ci siamo diretti a mangiare un buon okonomiyaki. Infine siamo andati al tempio di Kanda, un luogo molto bello, vivace e colorato, da cui erano partiti ed in cui sarebbero ritornati i due carri.

Saluto quindi Junko-san e torno a casa, dove studio un pochino prima di sedermi a tavola, dove oggi è riunita la famaglia Shimada al completo, è domenica!

Durante la cena scopro che:

il fatto che il mio nome finisca in A li ha sconvolti parecchio "ma è da donna" ed il mio "ma certo, è un nome bisessuale" credo che non li abbia aiutati;

il peperoncino jappo non è piccante;

Aru-Chan mi adora (il nipotino degli Shimada che ha 2 anni);

che tutti i bambini del mondo amano fare la pappetta con il gelato.

Finita la cena chatto un po' e mi metto a resocontare...così quando torno non mi potrete cazziare.

Ah auguri a tutte le mamme, soprattutto alla Mia!

Mattia

Diario dal Sol Levante n°7

8 Maggio

Di buon mattino mi reco ad Harajiku, dove son già stato (Meji shrines vi dice nulla), alla ricerca dei famosi cosplay, ma di loro nemmeno l'ombra...scopriro' poi che forse si ritrovano la domenica e non il sabato. Vengo comunque depistato da un gruppo di giovani scolari ad Akihabara, dove questa volta con estrema calma mi aggiro per diverse stradine ed infine faccio qualche acquisto al book off, un posto dove puoi comprare un sacco di roba di seconda mano a prezzi ridicoli.
A pomeriggio inoltrato raggiungo Shinjuku, dove decido di andare al mio primo concerto metallaro in Japan. Quindi prima fermo gente a caso e mi faccio indicare dove si trova l'Antiknock, locale dove avra' luogo il concerto, ma in realta' vengo condotto fino all'ingresso del medesimo.
Accertatomi dell'esatta ubicazione del club visito prima il tempio XXXXX, che si trova proprio nel cuore di Shinjuku e poi faccio una sosta al mitico Yoshinoya, dove consumo un rapido ed economico pasto.
Si e' fatto tempo per il metallo, quindi entro nell'Antiknock, un locale piccolissimo, che per meta' e' occupato da gadget vari ed eventuali che il pubblico puo' acquistare e dove e' inoltre possibile fumare.
In totale spendo 3100 yen, una manata in faccia, visto che per il momento le mie spese giornaliere non hanno superato i 1500, comunque mi dico (non troppo convinto), che e' sabato, quindi va bene.
Tanto per capirci le note piu' interessanti della serata, oltre i gruppi che mi sono piaciuti molto, sono state:
la strategia nipponica di distribuzione dei volantini (infatti in Italia noi li posizioniamo nei punti strategici del locale quindi a caso, sperando che il consumatore si soffermi a leggerli; mentre qui, dopo che hai pagato all'ingresso, infilano il tuo free drink in mezzo a 40cm di volantini che gentilmente ti consegnano);
i 5 americani caga cazzo che ovunque vai si fanno riconoscere (americani, non italiani);
i primi 2 contatti autoctoni e spontanei che mi hanno rivolto la parola, sono due ragazze jappo (estremamente carine) che pero' si sono poi dileguate.
Vuoi per la barriera linguistica, vuoi per la mia espressione inebetita e allupata.
Afflitto da questi due contatti sfumati, ma al contempo galvanizzato torno a Chitose Karasuyama.

Mattia

Diario dal Sol Levante n°6

7 Maggio

Mi sveglio alle 8.45, decisamente più tardi del solito, convinto di andare a svaccarmi tutto il giorno in un parco dalle parti di Ginza, ma il tempo è un po' una merda ed il mio piede sinistro sta implodendo, quindi svolgo un po' di sbatta casalinghi e vengo a sapere da Norie-san che il museo Ghibli è poco distante da qui (15 minuti d'autobus) e ci vado: nulla di incredibile, ma è comunque piacevole e divertente.

Particolarmente apprezzabili sono i giochi di luce strobo, che permettono ad una serie di splendide miniature, di animarsi magicamente sotto gli occhi dello spettatore, oppure le inquietanti pile di disegni svolti da Miyazaki & Co. per dare alla luce Ponyo (sono alte tipo 2 metri).

Infine molto bello lo spettacolo con cui ho concluso la mia visita, cioe' un corto animato di circa 15 minuti, il cui titolo se non ricordo male è matane, che mostra in modo assolutamente geniale le vicessitudini di una giovane che cammina al fianco delle forze della natura (non ci avrete capito una mazza ma il corto è cosi').

Il resto del pomeriggio (e forse anche la sera) lo dedico a strippi burocratici e linguistici.

Mattia

Diario dal Sol Levante n°5

6 Maggio

Alle 10 sono sul treno per Shinjiku.
Inizialmente pensavo di andare ad Asakusa, ma ho deciso di andare prima al governative buildings per avere una visione panoramica di Tokyo e poi a Shibuya, la stazione nota per essere frequentata dalle giovani alla moda che si danno appuntamento davanti alla statua di Hachiko.
Nel quartiere del governative buildings ci sono grattacieli incredibili, che però vengono sovrastati dall'edificio in cui mi trovo ora che raggiunge i 202 metri di altezza grazie ai suoi due punti d'osservazione (sud e nord, anche se oggi quello a sud è chiuso). All'interno del punto d'osservazione a nord ci sono un paio di negozi ed un bar che diffonde musica jazz per allietare i visitatori. Io preferisco l'ipod e mi va bene...parte "Universo" di Cristina Donà che mi pare preciso preciso per una bella visione dall'alto della città :)
Ora mi trovo davanti alla statua di Hachiko, sono quindi arrivato a Shibuya!
Dopo aver fatto un servizio fotografico all'Akita-inu più famoso del mondo, telefono a Davide ed a Daisuke-san.
Daisuke lo conoscete di già, mentre Davide è uno dei due ragazzi italiani che ho incontrato all'aeroporto di Shanghai, a cui, a causa della mia babbaggine avevo dato un indirizzo e-mail sbagliato. Comunque aspetto un po' a Shibuya, avendo così modo di vedermi sfilare davanti la più varia umanità, fino a quando non ci siamo tutti ed andiamo a mangiare qualcosa di veloce, economico e sfizioso=Yoshinoya=fast food giapponese, che mi è piaciuto assai ed in cui tornerò molto volentieri anche perchè la prossima volta mi daranno in omaggio del miso ed un uovo crudo.
Segue quindi un bel giro di Shibuya che è sempre incredibilmente trafficata. Il punto forte di questo quartiere credo sia l'alta concentrazione di negozi di musica e vestiario occidentale, che chiaramente attira orde di ragazzi e ragazze jappo. In realtà siamo un gruppo un po' della minchia, nel senso che i miei due accompagnatori, uno giapponese ed uno più giapponese che italiano, si perdono quasi con la stessa facilità con cui mi perdo io. Il risultato è quindi scontato: da Shibuya ci spostiamo ad Akihabara e da qui ad Asakusa...o meglio...pensavamo di essere ad Asakusa (un quartiere fenomenale che rappresenta l'anima antica di Tokyo, con i suoi templi e la famosa porta del tuono), ma in realtà scendiamo in una stazione periferica di Asakusa e ci dirigiamo verso la fabbrica dell'Asahi, che dovrebbe rappresentare un bicchiere di birra con della schiuma dorata sopra, ma per il mondo intero è molto più simile alla nuvola speedy di Goku oppure ad uno stronzetto dorato.
Alla fine raggiungiamo la nostra meta, che è vicinissima al palazzo in cui si svolgono i tornei di Sumo, ma per arrivarci ci mettiamo tipo tre ore a piedi ed è già buio. Allora mangiamo del ramen ad Asakusa (questa volta ci siamo veramente), cazzeggiamo un po' e ci salutiamo.
Torno a casa che sono le 22 e collasso penosamente...

Mattia

Diario dal Sol Levante n°4

5 Maggio

Un caldo devastante mi sveglia alle 3 del mattino, poi ricollasso subito.
Ad ogni modo oggi fa davvero caldo. Prima tappa Kodokan: il più antico
judojo di tutto il Giappone, per vedere se riesco a farmi ammettere. Vengo rimbalzato o meglio, mi viene detto che dovrei pagare iscrizione iniziale, più un mese, più il judogi, quindi, vengo rimbalzato.
Mi dirigo un po' incristato ad Harajuku dove ci sono un sacco di persone (tanto per cambiare), ma la situazione è decisamente piacevole e gestibile. Le vie sono piene di venditori che urlando ai quattro venti quanto sia fico il loro locale o la loro mercanzia ti invitano ad acquistare o consumare. Poco lontano da questo turbinio di Gente Giovane (età dai 15 ai 25 massimo) c'è il primo complesso di templi giapponesi che ho l'onore di visitare.
In un'atmosfera assolutamente rilassata e pacifica ho infatti potuto assistere al tradizionale matrimonio jappo (non oso pensare quanto abbiano pagato gli sposini), giusto in tempo per dirigermi alla stazione di Tokyo dove ho appuntamento alle 15 con Junko-san, una signora giapponese che parla italiano e che fa la guida volontaria ai turisti italiani. Ci incontriamo senza che la mia assenza di orientamento possa ostacolarmi (strano) e mi porta subito a visitare il parco del castello imperiale che è estremamente bello, pur considerando che il castello, dell'epoca Edo, non c'è più perchè distrutto. Dunque ci facciamo un giro a Ginza, il quartiere dove Jungo-san lavora come grafic designer e che è sostanzialmente l'equivalente di Montenapoleone a Milano. C'è anche il tempo per una visita al palazzo della Sony (spettacolo la tv con tecnologia 3D) ed ad un centro commerciale molto elegante dove ci mangiamo un gelato che lei mi descrive come tradizionale, ma che appare e costa come quello del Mc Donald. Ci diamo appuntamento a domenica pomeriggio a Roppongi per visitare la Tokyo Tower e per pranzare assieme, ad ogni modo mi accompagna fino al treno che devo prendere ed aspetta che sia salito prima di tornare a casa.
Rincaso (con i soliti 10-15 minuti di ritardo causa strada sbagliata) e trovo una vagonata di tofu, sashimi, verdure, soia e wasabi ad aspettarmi...solite scene da morto di fame (anche se credo che la cosa li renda felici).

Mattia

giovedì 20 maggio 2010

Diario dal Sol Levante n°3

4 Maggio

La giornata parte con certi propositi ma termina con altri, infatti la tentazione di andare a visitare Akihabara, la terra santa degli otaku, è troppo forte.
Sapevo che avrei trovato molta, ma molta gente. Sapevo che ad Akihabara ci sono sì un'infinità di negozi anche bizzarri, ma quello che non sapevo è che sono per lo più sviluppati in altezza che in larghezza, il che significa salire e scendere per migliaia di gradini su rampe assai piccine in compagnia di metà Giappone...mmh forse ho esagerato, ma passare 7 ore in quella situazione non è stato proprio piacevole.
Infatti non ho comprato nulla.
Non volendo però liquidare il quartiere di Akihabara a causa della mia impazienza, mi sono imposto di tornarci con un indigeno che sappia districarmi in quella giungla di venditori strillanti, luci, suoni, odori (soprattutto al quinto piano di un negozio di manga ed anime dove non andava l'aria condizionata) tecnologia, fumetti e feticci sessuali che ha il nome di Akihabara.

Vanno comunque citate le vagonate di materiale pornografico più o meno esplicito, anche se sarebbe più corretto dire estremamente o meno estremamente esplicito.
Le code per acquistare cuscini con sopra le eroine di anime mai visti prima, i giganteschi negozi "sei nà SEGA" ed i locali specializzati nella vendita di abiti per cosplay, molti dei quali estremamente mao.
Comunque sebbene la maggior parte dei negozi divida la mercanzia per piani, regna un certo caos o forse sono solo io un po' spaesato.
Stremato da tanto degenero ho deciso di consumare il mio pasto sfruttando i prodotti di un supermercato ben fornito dove mi sono nutrito con 3 onigiri (molto buoni), 2 robe non ancora identificate (assai vomitevoli) ed un litro di Ashai. Il tutto è stato consumato sul marciapiede davanti al supermercato in compagnia di un ragazzo di Taiwan, in preda ad una crisi allergica mostruosa, che prima di andarsene mi ha condotto fino ad un locale dove, a suo dire, fanno un ottimo ramen (che proverò la prossima volta).
La sera a casa Shimada, raggiunta solo grazie all'aiuto di una passante, ho dato il solito abominevole spettacolo di voracità, questa volta a causa di un ottimo riso al churry e sono letteralmente entrato in letargo verso le 21.30.

Mattia

mercoledì 19 maggio 2010

Diario dal Sol Levante n°2

2 Maggio

Riposato e rigenerato esco di casa.

Ora sono nel Giadino Nazionale Shijuku Gyoen, ingresso 200 yen. E' piuttosto grande e molto affollato (vedi golden week). Ci sono diversi tipi di piante la cui natura mi è sconosciuta e comunque per me l'attrattiva principale è costituita dalle centinaia di persone che mangiano all'ombra degli alberi. Ora punto ad andare alla meji shrines e al governative building, che sono gratis e non molto distanti da qui, speriamo.


Allora, ho raggiunto il palazzo governativo ma era chiuso a causa della golden week, quindi ci tornerò dopo il 5 maggio.

Torno a Shinjuku per sfruttare la connessione internet quando mi si presenta un' arzilla signora che mi chiede di seguirla fino ad una stazione a due fermate da Shinjuku per presentarmi delle persone che professano diverse religioni, mi dico "perchè no?" e la seguo anche se cio' comporta niente Meji shrines. Mi offre il biglietto di andata e ritorno e nel giro di 15 minuti sono di fronte ad una chiesa "cristiana" piena di jappo vestiti di nero e dall'espressione euforica...da qui le cose cominciano a farsi interessanti, ma assai bizzarre...
Vengo subito presentato al Sommo maestro che parlandomi in inglese comincia a farmi degli strani discorsi e mi chiede di non essere scettico e di aprire il mio cuore a Jesus. Poi mi invita a svuotare la mia mente, ma per farlo devo ripetere per 10 minuti, come se fosse uno sciogli lingua la parola Alleluja (che lui pronuncia Arreruja).
La vezza arzilla che mi ha condotto fin qui si unisce al rito, terminato il quale mi viene fatto un discorso su come l'acqua sia necessaria per purificare lo spirito ed il corpo. Quindi vengo condotto in uno spogliatoio dove un ragazzo che parla inglese mi chiede di cambiarmi d'abito, incluse le mutande...titubo.
Pare piuttosto sorpreso, quindi chiama in suo aiuto un altro ragazzo che parla un po' d'italiano, ma anche lui non mi sa o non mi vuole esattamente spiegare il perchè di tutte queste stravaganti richieste.
Dopo poco mi viene detto esplicitamente che si tratta della mia iniziazione, un processo che mi permetterà di non bruciare tra le fiamme dell'inferno una volta che le mie spoglie mortali avranno cessato di essere.
Ora, che fare? Restare od andarsene?
Ovviamente sono restato.
Vestito di bianco e con le sembianze di un santone mi portano di fronte ad una piscina di marmo. Entro ed inizia il rito: il battesimo.
Salmodiano parole a caso, il Sommo sacerdote mi fa inginocchiare nell'acqua, assolutamente gelida, dice qualche altra formula quindi mi da un "colpetto" sulla spalla.
Immergo la testa nell'acqua per qualche secondo, attimi orribili perchè la temperatura è proibitiva, quando riemergo sono tutti entusiasti...ma non è finita.
Mentre un tipo a caso mi fa un massaggio, che credo avesse solo l'intento di non farmi morire assiderato, il Sommo mi lava i piedi (sempre salmodiando) e quindi mi chiede se qualche mio parente è
passed away.
Ho la malsana idea di dirgli di sì.
Così, dopo aver assaporato per qualche breve istante il tepore del massaggio "riscaldatore" devo rifare il rituale (se gli avessi detto che nessuno dei miei anteneti si era sottoposto al rito non oso immaginare quante volte lo avrei dovuto ripetere).
Vengo ricondotto nello spogliatoio, dove mi fanno trovare tutto il necessario per asciugarmi e pettinarmi ben bene.
Una volta rivestito mi viene spiegato il perchè di tutto questo: il Sommo avendo letto la Bibbia si è preso bene ed ha voluto applicare la procedura del battesimo alla lettera. Dopo avermi fatto leggere dei passi del Sacro Libro, rigorosamente in italiano, cosa che li ha resi visibilmente più euforici, abbiamo cantato insieme una canzoncina, questa volta in giapponese.
Augurandomi ogni bene mi ha dato il biglietto da visita della chiesa, invitandomi a tornare il giorno successivo poichè si sarebbe tenuto un raduno speciale con più di 1000 partecipanti.
No grazie.
Me ne torno dunque alla stazione, non prima di aver fatto e ricevuto tipo centocinquantamila inchini.
Ah, la vezza arzilla mi accompagna fino alla stazione, in quanto teme che possa perdere la strada, ma ne approfitta pure per fermare tutti i passanti sottolineando come ora ci sia anche un adepto italiano nel gregge dei cristiani nipponici...era così felice.
Comunque, pulito, pettinato e purificato torno dagli Shimada, la mia family giapponese, non prima però di essermi perso ed aver dunque chiesto le indicazioni ad un ragazzo, Kenta-san, che mi accompagna fin dentro casa e credo che mi abbia anche bonariamente deriso di fronte a Norie-san (la signora Shimada).
Sebbene sia tornato a casa con un ritardo mostruoso gli Shimada sembrano felici, tanto che usciamo a mangiare in un sushibar. Abbuffata imbarazzante.
Qui incontro anche Daisuke-san, figlio degli Shimada, un ragazzo appassionato di cucina, che parla molto bene l'italiano ed ha una risata contagiosa.

Finisco la serata costatando che il sakè picchia non poco e mi sciolgo nel letto.

Mattia

Diario dal Sol Levante n°1

1 Maggio

Dopo un viaggio di 12 ore, che in fondo non mi è poi dispiaciuto, mi trovo disfatto ma soddisfatto all'aereoporto di Shanghai.
Purtroppo Fede aveva ragione: OPEN BAR intorno all'ottava ora di volo. Le hostess mi portavano direttamente 2 bicchieri, uno di vino bianco e uno di vino rosso. Quando ho scoperto che avevano anche la birra la situazione è degenerata.
Ho quindi socializzato con il mio vicino (anche se l'aereo era mezzo vuoto ho avuto lo stesso un vicino) un "ragazzo"di 34 anni, cinese, gentilissimo, che appena atterrati mi ha accompagnato alla zona check in.
Ora aspetto di imbarcarmi e constato il fatto che scrivere tutto quello che vorrei è impossibile: l'aereoporto di Shanghai, che è fighissimo ed immenso (c'è la moquette!!!), i bambini cinesi, che sono mille mila e hanno tutti il moccio al naso, i cuochi di un fast food dotati di mascherina e le hostess del mio volo Milano-Shanghai alle quali assegno un 10 e mao. Senza voto resta invece la censura del web.

Il viaggio per Narita è stato rapido ed indolore. L'aeroporto nipponico ha subito offerto motivi di sollazzo personale, quali le famose ed idolatrate toilette jappo e i giardini di canne di bambù.



Abbastanza spiazzante è stato invece raggiungere Chitose Karaseyama, sia per i tre cambi di treno, che mi avrebbero gettato nel panico anche in Italia, sia per l'incredibile quantità di persone che si muovono nelle stazioni.

Arrivare in un giorno di festa nazionale di certo non mi ha aiutato (da ieri è infatti iniziata la golden week, che durerà fino al 5 maggio).
I treni sono colorati, pieni di pubblicità e silenziosi (c'è l'obbligo di spegnere il cellulare o almeno di metterlo in modalità silenziosa, quindi non si parla al telefono, ma si messaggia di brutto).
Nessuno fuma o meglio, non vedrete nessuno fumare se non nelle zone per fumatori.


Ebbene sì, si fuma nei locali o almeno in alcuni, ma non si fuma camminando per strada o mentre si aspetta il treno in stazione (con questo mi rassegno all'idea che papà Vittorio possa mai decidere un giorno di visitare il Giappone).
Arrivato a destinazione sono accolto alla stazione dalla signora Shimada, che mi è venuta a prendere in macchina. La guida a destra mi ha sorpreso (me ne ero dimenticato) e inoltre guidano non piano, di più.
La casa dista 15 minuti a piedi dalla stazione e comunque c'è un autobus, ma camminando si apprezza molto di più la flora e la fauna del quartiere che personalmente trovo spettacolare.
I signori Shimada sono persone gentilissime, mi hanno dato la stanza un tempo occupata dal figlio, che ora vive di fronte a loro con una bellissima moglie e due splendidi pargoli.
La casa in cui vivo è vecchio stile, solo che chi è alto rischia testate continue, esattamente come nei treni.

Collassato alle 21.30, dopo una cena a base di tempura.

Mattia

lunedì 15 marzo 2010

Elogio della pigrizia

[...] -->In un mondo in cui nessuno sia costretto a lavorare più di quattro ore al giorno, ogni persona che avesse curiosità per le scienze potrebbe soddisfarla, e ogni pittore potrebbe dipingere senza morire di fame per quanto eccellente la sua pittura possa essere. I giovani scrittori non sarebbero obbligati ad attirare su di loro l'attenzione con opere sensazionali scritte solo per far denaro, con la prospettiva di acquisire l'indipendenza economica necessaria per scrivere opere imponenti, di cui, quando giunge infine il momento, essi avranno perso il gusto e la capacità. Gli uomini che, nel loro lavoro professionale, si sono interessati ad alcune fasi dell'economia e del governo, potrebbero sviluppare le loro idee senza il distacco accademico che fa spesso si che le opere degli economisti universitari sembrino mancare di concretezza. I medici avranno tempo di studiare i progressi della medicina, gli insegnanti non si sforzeranno esasperatamente di insegnare con metodi tradizionali cose imparate in gioventù, che potrebbero, nel frattempo, essersi dimostrate non vere.
Soprattutto, ci sarà felicità e gioia di vivere invece di nervi consumati, stanchezza e dispepsia: Il lavoro richiesto sarà sufficiente per rendere dilettevole il tempo libero, ma non abbastanza per provocare esaurimento, e poiché gli uomini non saranno stanchi durante il loro tempo libero, essi non richiederanno soltanto quei divertimenti passivi e insulsi. Almeno l'1% probabilmente dedicherà il tempo non trascorso in un lavoro professionale a svolgere qualche ricerca di pubblica importanza, e, poiché essi non dipenderanno da queste ricerche per il loro sostentamento, la loro originalità potrà esprimersi liberamente, e non ci sarà bisogno di conformarsi ai modelli imposti da antiquati sapientoni. Ma non è solo in questi casi eccezionali che si faranno sentire i vantaggi del tempo libero. Gli uomini e le donne comuni, avendo la possibilità di una vita felice, diventeranno più gentili, meno importuni e meno portati a considerare gli altri con sospetto. Il gusto per la guerra scomparirà, in parte per questa ragione ed in parte perché implicherebbe un lungo e severo lavoro per tutti. Una natura buona è, di tutte le qualità morali, l’unica di cui il mondo ha più bisogno, ed essa è il risultato della tranquillità e della sicurezza, non di una vita di ardua lotta. I moderni metodi di produzione ci hanno dato la possibilità di ottenere tranquillità e sicurezza per tutti; noi invece abbiamo scelto di avere superlavoro per alcuni ed inazione per altri. Fino ad ora abbiamo continuato ad essere industriosi quanto lo eravamo prima di avere le macchine; in questo siamo stati folli ma non c'è ragione di continuare ad essere folli per sempre.
Bertrand Russel (1932)





Matisse, Le bonheur de vivre, 1905-1906 Barnes Foundation, Merion, PA

lunedì 8 marzo 2010

Kitsch

Nel regno del kitsch impera la dittatura del cuore.
I sentimenti suscitati dal kitsch devono essere, ovviamente, tali da poter essere condivisi da una grande quantità di persone.
Per questo il kitsch non può dipendere da una situazione insolita, ma è collegato alle immagini fondamentali che le persone hanno inculcate nelle memoria:
la figlia ingrata, il padre abbandonato, i bambini che corrono sul prato, la patria tradita, il ricordo del primo amore.
Il kitsch fa spuntare, una dietro l'altra, due lacrime di commozione.
La prima lacrima dice:
come sono belli i bambini che corrono sul prato!
La seconda lacrima dice:
com'è bello essere commossi insieme a tutta l'umanità alla vista dei bambini che corrono sul prato.

[...] Il vero antagonista del kitsch totalitario è l'uomo che pone delle domande. Una domanda è come un coltello che squarcia la tela di un fondale dipinto per permetterci di dare un'occhiata a ciò che si nasconde dietro.

(Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, 1984)

lunedì 1 marzo 2010

Parole e Fauni

"Lord Henry continuò a giocare con quell'idea, ostinatamente: la scagliò in aria, la trasfigurò, la lasciò fuggire per poi riprenderla; usò la fantasia per darle colore, il paradosso per farla librare in alto. Man mano che parlava l'elogio della dissennatezza divenne pensiero. La filosofia stessa si fece giovane: parve quasi di vederla, con le vesti macchiate di vino e la corona di edera, seguire la musica sfrenata del Piacere e danzare come una Baccante sulle colline della vita, prendendosi gioco della lentezza di un sobrio Sileno."

Estratto da Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, rappresenta per me uno di quei 'momenti' in cui le parole si fanno pittura, concetto che prendo in prestito dal motto oraziano Ut pictura poesis...citazione poco originale se fatta da una storica dell'arte, ma sempre efficace!


E, a proposito di sileni, vi mostro il mio preferito:







Conosciuto con il nome di Fauno Barberini, questo satiro ebbro e dormiente è stato proprietà del cardinale Francesco Barberini, come risulta dal registro dei suoi possedimenti.
Secondo alcuni studiosi si tratta di un marmo ellenistico, secondo altri di una copia. Si possono riconoscere gli attributi tipici del satiro: orecchie appuntite, pelle di pantera, coda, corona d'edera...e, vista la seduta, non è necessario l'alcool test per capire che è ubriaco!
Oggi si trova alla Glyptothek di Monaco... questo è uno dei tanti motivi per cui voglio andare in terra bavarese!!

Si accettano adesioni e programmi per la prossima gita fuori porta!

sabato 27 febbraio 2010

Tutto è scritto

"Tutto è scritto", dicevano gli Orientali, ma non nel cielo, bensì nel cuore di ognuna delle nostre 60.000 miliardi di cellule, dalle dita dei piedi fino alla punta dei capelli.
Il numero di combinazioni dei cromosomi è tale che è matematicamente impossibile che mai ci sia un essere uguale a me ( a parte i gemelli!).
Questa originalità irriducibile di ogni essere ci deve far diffidare da ogni generalizzazione riguardo al concetto di normalità.
Il fatto che "tutto sia scritto" non ostacola la nostra LIBERTA', dal momento che noi possiamo decidere di non seguire il testo, esattamente come un attore si permette di improvvisare.

mercoledì 27 gennaio 2010

Fucking Hell

Jake & Dinos Chapman, i due fratelli inglesi tra i più noti esponenti della generazione Young British Artists, sono gli autori di una famosa e scenografica opera dalla tribolata storia.
Nel 2000 viene alla luce Hell: nove grandi teche che contengono altrettanti plastici che rappresentano paesaggi infernali ricchi di atroci allegorie richiamanti il trionfo della morte di Brueghel e popolati da nazisti zombie e scheletri (30.000 miniature in totale). L’opera viene acquistata da Charles Saatchi, principale sostenitore della YBA, per 500.000 sterline e la stocca in un magazzino di una società specializzata nella conservazione di opere d’arte, la Momart. La sera del 24 Maggio 2004 un incendio devasta il magazzino ed Hell brucia insieme ad altre opere di proprietà di Saatchi.
Qualche anno più tardi, Francois Pinault, 34esimo uomo più ricco del mondo e nel frattempo divenuto uno dei più importanti collezionisti di arte contemporanea, offre ai fratelli Chapman 15 milioni di sterline per una nuova edizione di Hell.
Così nel 2008 nasce, grazie al lavoro di un esercito di assistenti, Fucking Hell, considerata dai fratelli una versione “aggiornata, migliore, più grande e luminosa” della precedente.
Attualmente Fucking Hell è esposta a Venezia, a Punta della Dogana e sicuramente merita una visita.




martedì 26 gennaio 2010

Destino: Salvador Dalì e Walt Disney

Nel 1945 Salvador Dalì inizia una collaborazione con Walt Disney: il progetto lo vedeva disegnatore insieme a John Hench per un cortometraggio, con musiche di Armando Dominguez.
I disegni e bozzetti vengono terminati dai due artisti in otto mesi, ma la crisi legata anche alla seconda guerra mondiale interrompe lo svolgimento del progetto.
Nel 2000, durante la realizzazione di Fantasia 2000,Roy Edward Disney riprende in mano il progetto con l'idea di portarlo a termine. Per il completamento del cortometraggio vengono incaricati gli studios Disney di Parigi: un team di 25 animatori si diede da fare con l'interpretazione dei disegni criptici lasciati dai due artisti.
Il risultato è un cortometraggio dal titolo Destino, in cui gli elementi di animazione classica, con l'apporto di una personalità artistica d'eccezione, si mescolano alla computer grafica.
Ora la domanda è: se il cortometraggio avesse visto la luce nei primi anni della progettazione, ipoteticamente tra il 46-48, avrebbe modificato, anche solo in parte, il corso della storia del cinema d'animazione? I gusti del pubblico? Gli interessi, le ricerche degli artisti? La percezione e la valorizzazione dell'autonomia degli artisti nel campo del cinema d'animazione?
Basti pensare a quanto i lungometraggi della Walt Disney si siano impressi nella memoria di più generazioni, indirizzandone i gusti, per rendersi conto del ruolo anche culturale avuto da questa grande 'azienda'.


video

giovedì 7 gennaio 2010

Qui, nella bottega del Cavalier d'Arpino, dipingo della frutta. Non faccio altro: il lavoro di bottega richiede una suddivisione del lavoro tra i pittori.
Non era proprio quello che mi aspettavo, arrivato da Milano: mi avevano parlato di Roma come del nuovo Parnaso, dove persone nobili di sangue e di spirito desiderano cose d'arte per i loro palazzi, per le chiese, per le strade...io, invece, qui faccio quello che avrei potuto fare in una qualsiasi bottega in un qualsiasi altro posto d'Italia! Mi farò strada a forza di spintoni e quando sarò così nervoso e insoddisfatto da non riuscire proprio a lavorare, troverò altro di cui occuparmi...la notte, nei dintorni di piazza Navona...lì sì che c'è un pò di vita!
Io dipingo frutta e a quanto pare la mia frutta piace.
Dipingo e penso intanto al tempo che passa, che si infiltra anche nelle piccole cose: in un acino d'uva, in una foglia di vite.
E La luce: che potere ha? Il tempo rivela la caducità delle cose e la luce ne cattura lo stato effimero, ne tira fuori l'anima.
Anche la luce può essere acerba, matura o decadente...come la frutta. La luce racconta, quanto le cose. La luce e ancor più le tenebre, accarezzano, schiacciano, liberano, nascondono e rivelano l'uomo.
Penso a questo mentre dipingo i miei frutti maturi. Questi emergono, dal buio e si manifestano in tutta la loro essenza di verità. Guardando il riflesso in un gioco di specchi, vedo l'oggetto della mia contemplazione immerso in una luce reale o fittizia che ne accentua o nasconde le caratteristiche. cerco di dare l'immortalità a ciò che vedo.
Prima o poi avrò altre commissioni, potrò dipingere anche storie di uomini per le chiese o per qualche importante palazzo romano...
E farò così, anche quando si tratterà di dipingere gli uomini! I narratori nelle mie tele saranno due: la luce e l'oscurità. Loro narreranno degli uomini, dei loro amori, delle loro passioni e dei loro vizi.
Così gli uomini saranno umili, se così sono di condizione, violenti, se questo è il loro temperamento, spaventati, se di fronte al volere di dio o degli uomini a volte, ahimé, non si può provare altro.
E la luce, prorompente, mostrerà quello che dell'uomo ci è concesso vedere...il resto lo si lascia al baratro profondo della non-coscienza umana, cupa e violenta, come l'oscurità.


Caravaggio, Martirio di San Matteo, 1600-02, Roma, Chiesa di San Luigi dei Francesi, cappella Contarelli.

martedì 5 gennaio 2010

Veduto.


Soffia vento caldo, d'inverno.
Vicino c'è la luna. Spuma di bianca materia leggera vela la luce prodotta dal satellite.
Le rovine di un antico villaggio, dove ancora arde la legna nel camino distrutto, sono illuminate.
Figure imponenti camminano lentamente coscienti dei percorsi da seguire, passo dopo passo
ca
__den
_____zan
________do suoni nella valle.

sabato 2 gennaio 2010

Veduto.


Colli tagliati di netto da mani nerborute e forti, capaci di plasmare la natura dolce e calda.
Giù di là, lontano, s'intravede il mare carico di tepore liquido, il corpo dei paesani è pervaso dal sollievo. I loro volti sono profondi e scavati, come se avessero visto ciò che dovevano vedere.
Hanno visto tutto, il loro sguardo narra vite faticose e importanti.
C'è nel vento odore di passione e sangue.